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| AMANDOLA Alt.55Om. Da sempre nella storia Amandola è punto di riferimento dei borghi edificati sui Sibillini. Già nel 15 a.C. fa parte di quell'agro pubblico assegnato da Roma ai cittadini delle colonie di nuova fondazione. L'area è ben popolata nell'Alto Medio Evo. Il libero comune amandolese, invece, nasce nel 1248 dall'unione dei tre castelli di Agello, Marrubbione e Leone resisi indipendenti dal dominio dei rispettivi signori di Fallerone, Arpinello e Rinaldo di Brunforte. Nel 1265 vara gli Statuti, rimaneggiati successivamente nel 1470 con una svolta di governo decisamente aristocratica. |
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A cavallo tra il 1500 e il 1600 l'area è fiorente per l'industria della tessitura. Da lì a poco però inizierà una sorta di depressione economica che costringerà gli abitanti ad emigrare altrove. Di quel periodo è l'acutizzarsi del fenomeno banditesco. Nel 1798 Amandola subisce per tre giorni consecutivi il saccheggio da parte delle truppe di occupazione francesi che si spingono sino alla profanazione del sarcofago del Beato Antonio. | ||
| Fermo, lungo Tenna, Piane di M. Giorgio, Piane di Falerone, Servigliano; ci immergiamo nella flora preappenninica. Querceti, ceni, roverelle, aceri, castagni. Oltre i mille metri, faggete e leccete. La strada tutta curve si snoda tra gli alberi. Guardate: quello è un merlo! Eppoi, le gazze, i fringuelli, e, in sommità, anche i falchi. Caratteristico quel ponte! E' un tratto della vecchia ferrovia che sino agli anni 50 ha collegato i monti al mare. | ![]() |
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| Siamo entrati nella Comunità
montana dei Sibillini, con capitale Comunanza.
E a proposito di siti religiosi, il primo bell'incontro della giornata è con l'abbazia
benedettina dei Santi Ruffino e Vitale, un romanico come sempre austero e
fortemente spirituale, sorta nel VI secolo e rimaneggiata nel Milleduecento. Le giriamo
attomo per scorgere, superato un cancelletto, quel che resta dell'antico chiostro. Forte e
tozzo, come le colonne interne, è il campanile ricco ancora di due stemmi e bifore divise
da colonne ottagonali in cotto. All'intemo, oltre la navata possiamo visitare la
sottostante cripta su colonne dai capitelli cubici, ed il tempio ipogeo con gli ultimi
accenni di affreschi di santi del XIII secolo. I seguaci di S. Benedetto non potevano
sceglier sito migliore per il loro pregare e lavorare. Visibile dalla statale 210 il ponte
romanico sul fiume Tenna del sec. XIV, in grave fatiscenza. Al di là della strada è stato realizzato un campetto di calcio e dinnanzi all'ingresso della chiesa, che ha nel mezzo un'antica colonna con iscrizioni cristiane, sono stati posti tavoli e sedie da pie nic. La nostra colazione è recente; preferiamo continuare scendendo verso il fiume e attraversarlo sulla nuova diga. Di là, uno spazio verde attrezzato con giochi per bambini richiama le famiglie nelle giornate di feste. Uno sguardo alle case, tentando di rivedere il vecchio mulino ad acqua che ci siamo lasciati alle spalle. Amandola ci si propone a cavallo dell'ultimo ponte della ferrovia. E' un rapido fotogramma: ci sembra di vedere una scena da presepe, dove tutto risulta compatto ed in armonia. Facciamo le ultime curve. A destra, in campagna, solitaria e meditabonda resiste ai tanti secoli la chiesa rurale di Santa Maria a Píè d'Agello con il suo originale porticato. Sulle mura esterne si intravedono ancora alcuni affreschi. Altri ne troviamo all'interno tra cui la "Transizione della Vergine", tutti di scuola umbro-marchigiana del 1400. La chiesina è dedicata alla Madonna del Soccorso a cui le popolazioni locali si rivolgevano per scampare alle tremende pestilenze medievali. Ripartiamo. Appena un paio di minuti e siamo ad Amandola, la regina dei Sibillini, la città del mandorlo. Parcheggiamo in piazza Risorgimento, di fronte all'ampio colonnato in cotto rosato dove ha sede il Municipio. Nell'archivio comunale sono conservate oltre mille pergamene molte delle quali del sec. XI. Nell'archivio notarile pregevoli codici. Di mura fortificate solo qualche accenno: l'arco di ingresso, o porta di San Giacomo ad arco ogivale del XV sec., che sull'esterno conserva ancora merlatura e stemmi medievali. La parte posteriore è barocca e comprende un orologio che vi figurava già nel 1700. Rapido giro d'orizzonte: quella dirimpetto alla Porta è la chiesa di S. Agostino e Santuario del beato Antonio (sec. XIV) che vi riposa in un'urna dietro l'altare. Possiamo scendere la scalinata lieve e trovarci dinnanzi al gran portale gotico del 1468 opera di Marino Cedrino. L'interno è arricchito da alcuni quadri dei tolentinate Francesco Ferranti e da una Pietà in terracotta policroma (sec. XV). All'esterno svetta i campanile dalle eleganti bifore ogivali e cuspide ottagonale concluso nel 1464 da Pietro Lombardi. Lasciamo l'arte religiosa per i più laici palazzi signorili: un'infinità in questa cittadina. Saliamo per via dell'Indipendenza. Le costruzioni nobiliari seicentesche e settecentesche si mischiano a quelle più popolari. Raggiungiamo la traversa di via Picucci, che ospita il convento delle Benedettine, scoprendo uno stupendo varco tra le mura che guarda Amandola nuova, i suoi insediamenti produttivi quasi posati sull'antico ponte romanico che nuota tra le pieghe del Tenna. |
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Amandola è tutta da scoprire! Eccoci alla chìesa di San Francesco (1 265). Ci colpisce l'affresco esterno del Cinquecento e le due statuette in pietra incastonate più di recente sulla parete dell'oratorio del SS. Rosario. Entriamo. Un Cristo crocefisso risorgente (tardo Duecento), ci accoglie dall'alto del suo legno. Oltre il presbiterio, al primo piano della torre la volta a "crociera" è arricchita di affreschi di scuola umbro-rnarchigiana de secolo XV sulla parete un'annunciazione della stessa scuola. Passiamo al chiostro dell'antico convento dei frati minori conventuali che, rimaneggiato più volte e affrescato da un artista del luogo, oggi ospita numerose associazioni ed è sede del Museo della Civiltà Contadina. | ||
| Rotto il fiato, preferiamo
ascendere ancora per la cinquecentesca via Roma, a sinistra. Due i palazzi di maggior
sfarzo: Gallo e Manardi. E siarno in piazza Alta o Umberto I, come l'hanno ribattezzata:
esteso il verde, numerosi gli impianti sportivi, il Torrione dei Cassero maggiore
resto della fortezza fatta costruire nel 1368 dal rettore pontificio della marca e una
torretta di uno dei casseri minori (1434). Altre bellezze ha in serbo per noi la
cittadina. Le scopriamo scendendo sulla sinistra, nell'intrico delle viuzze. Fuori l'Arco,
sopra Amandola, si stende il convento e la chiesa dì San Bernardino. Viste le tele
che lo arricchiscono, ci spostiamo in auto verso Garulla. Superato il cimitero, prendiamo a destra. 10/15 curve in piano eppoi la scelta: salire a Campolungo o prendere per la Badia dei SS. Vincenzo e Anastasio? Preferiamo la seconda. La strada è bianca e qualche pezzo in salita ci fa rimpiangere d'avere abbandonato l'asfalto. E' solo un attimo di sconforto perché dinnanzi alla bellezza del luogo e dell'abbazia, che fu avamposto della diffusione benedettina nel territorio, ogni sgomento passa. Il colle è detto Cisiano, e tutt'attorno è silenzio. Alle spalle è la montagna. Più sopra è Garulla, e quindi Campolungo con le sue strutture per lo sei da fondo ed il rifugio "Amandola". Famoso il festival internazionale del teatro che si svolge ad Amandola la prima settimana di settembre. Procediamo ora per il santuario dell'Ambro |
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