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FERMO, ALT. 319 m.

Origini antichissime. E' stazione di genti villanoviane e picene sin dalla prima età del ferro (sec. IX a.C.), e città preromana. Al tempo di Roma, Fermo gode di una certa autonomia, batte ad esempio moneta. E' fedele all'Urbe nella seconda guerra Panica e nella guerra Sociale tanto da meritarsi il titolo di "Firmum firma fides romanorum colonia".

Conosce l'invasione di Alarico (410), di Ataulfo (413), di Totila (543). 1 Longobardi ne fanno un ducato unico unendola a Spoleto. Nell'anno Mille ha origine la Marca Fermana, dal fiume Musone al Pescara. Conosce la dominazione di Federico Barbarossa. Si erge libero Comune. Nel clima di lotta con i Castelli vicini edifica la possente rocca del Girfalco.

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Piazza del Popolo

 

Nel 1433 si sottomette a Francesco Sforza a cui si ribella nel 1445. Dopo un anno distrugge la Rocca. Un clima più sereno si instaura nei secoli tra il 1600 e il 1700. Nel 1797 Fermo è capoluogo del Dipartimento del Tronto. Si chiude la "zecca fermana" e inizia il declino degli "Studi Fermani" (Università). Con il ritorno di Napoleone nel 1808 ottiene il Prefetto. Il ritorno allo Stato della Chiesa le consente di esser sede di una Amministrazione Provinciale soppressa poi nel 1860 con l'arrivo dei Piemontesi.
Prendendo la Statale Adriatica verso sud e varcato il fiume Ete, siamo già in territorio di Fermo. Qui sorge il Santuario di Santa Maria a Mare, luogo di devozione e di pellegrinaggi da ogni parte d'Italia. Procedendo ancora per qualche chilometro, raggiunta la località di Marina Palmense, a destra si prende per l'incantevole , Torre di Palme già comune autonomo, oggi frazione fermana. fermo9.jpg (37653 byte)

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Duomo

Dopo alcune ampie curve tra un verde abbondante (nei pressi si stende il Boschetto di Cugnolo, arca fioristica protetta, interessante perché conserva tipiche specie di macchia mediterranea) si profila il centro medievale nato come protezione fortificata dell'antico scalo marittimo di Palma e borgo religioso agostiniano. L'abitato è tagliato da Ovest ad Est da Via Piave su cui si affacciano gli edifici religiosi come la romanica chiesa di San Giovanni Battista del sec. X dagli originali archetti pensili; la chiesa e il convento dí Sant'Agostino, dal caratteristico cotto rosso del portale e dei rosone, al cui interno è conservato un imponente polittico di Vittore Crivelli; l'orientaleggiante chiesa di Santa Maria a mare arricchita di pregevoli affreschi del quattrocento; l'oratorio di San Rocco con il suo bel portale cinquecentesco; e il Palazzo Priorale.
Una bellissima veduta che spazia sull'Adriatico la si gode dal Belvedere Lattanzi. Tornati sulla Nazionale, riguadagnato Porto San Giorgio, procediamo in direzione Fermo che ci appare sullo sfondo in tutta la sua maestosità. Dominata dal colle del Girfalco, l'antica città Picena in seguito fedele colonia dei Romani, già sede universitaria e capoluogo di provincia, si aggruma con ampi cerchi concentrici,

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Piazza del Popolo

per poi sparpagliarsi in basso e svilupparsi in maniera stellare con i nuovi quartieri. Superato lo stadio "B. Recchioni"  e la contemporanea chiesa di Sant'Antonio, a sinistra scorgiamo Villa Vitali, nobile dimora dall'ampio parco verde nel quale è stata ricavata una struttura idonea ad ospitare i concerti estivi dell'annuale Festival musicale.

Poco più avanti, parcheggiamo sotto l'antica e possente abside della gotica chiesa di San Francesco, che poggia su alcuni tratti di mura romane.

 

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La biblioteca

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Il Palio dell'Assunta

Penetriamo in città per la scomparsa, ma ancora accennata, porta di San Francesco. Nei pressi sorge una delle tante e invitanti fonti cittadine, penultima tappa, un tempo, dei viandanti in procinto di entrare nel Comune.

Iniziamo il giro visitando il tempio dedicato al "Divo Francisco", come recita la pietra scolpita sopra al grande portale, alla cui destra spicca una torre campanaria impreziosita da bifore e maioliche.

L'interno, grandioso, a tre navate con pilastri cilindrici, riceve luce modulata da ampie vetrate policrome che raccontano la vita e la fede del poverello d'Assisi. In una cappella laterale sorge il monumento funebre al nobile Ludovico Euffreducci, realizzato dal Sansovino nel 1527.

Lasciata alle spalle piazza Carlo Mora, presa via Garibaldi, tra le mura e la torre medievale ancora abitata, percorriamo una viuzza per lunghi tratti al coperto sino in vicolo Garulli. Percorsa la salitella protetta da un ampio arco, ci immettiamo in una strada che a destra conduce al Santuario della Madonna del Pianto del 168 1 (al cui interno è custodita una statua della Vergine meta di pellegrinaggi); a sinistra, invece, doppiata la Chiesa degli Angeli Custodi a cui lavorò G.B. Carducci, porta alla Torretta dell'Orologio, a palazzo Vinci. Scendiamo poi per la bellissima via Brunforte, incorniciata da sontuosi palazzi nobiliari, sino a toccare porta Santa Caterina, la rinascimentale chiesa omonima e la bella fonte fuori dalle mura. Transitiamo per via degli Aceti, forse la via più suggestiva dell'intera Fermo ove si affacciano gli antichi palazzi dello splendore cittadino, e botteghe di artigiani ancora all'opera. A sinistra possiamo raggiungere via della Sapienza, e la sottostante Collegiata di San Michele Arcangelo dal portale romanico-gotico e facciata cinquecentesca. A destra per via Leopardi, che ci immette sulla piazzetta dove medita il poeta del "Sabato del Villaggio", dando le spalle alla fontana dell'episcopio, troviamo la barocca chiesa di San Martino con l'attiguo palazzo del Liceo classico "Annibal Caro" e il dirimpettaio Archivio Arcivescovile. Continuando ad ascendere per via degli Aceti, giungiamo all'altezza delle Cisterne Romane, più comunemente definite piscine epuratorie che insistono sotto piazza del Popolo. Costruite nel primo secolo dopo Cristo, le 30 enormi stanze (2415 mq.) sotterranee, comunicanti tra di loro e disposte su tre file parallele, servivano alla raccolta delle acque per l'approvvigionamento dei fermani e del loro porto. Lo stato di conservazione è perfetto, e risulta assai interessante esaminare la tecnica di costruzione. Durante l'ultimo conflitto mondiale ebbero un ruolo del tutto diverso: furono trasformate, infatti, in ricoveri antiaerei.

Terminata la salita, eccoci in via Paccarone. A sinistra, rasentando il vecchio monastero Domenicano, sbuchiamo accanto alla superba chiesa di San Domenìco di Guzman, costruita nel 1200 e rimaneggiata notevolmente cinque secoli più tardi. Bellissimo il portale. All'interno fa bella mostra di sé un organo Callido. La navata è unica ed ariosa. Pronta ad accogliere in ogni momento una "sacra rappresentazione", testimonianza dell'attenzione che l'ordine domenicano riservava al dramma sacro. Numerose sono le tele che arricchiscono il tempio.

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Le cisterne romane

Completamente restaurato con capriate in legno e muri in mattoncino a vista è l'Oratorio che s'innesta nel corpo della chiesa principale. Continuando, ora in discesa, raggiungiamo la chiesa di San Gregorio (1313) dal portale medievale, oggi sede di mostre e conferenze promosse dal vicino Centro di "Famiglia Nuova". Riprendendo la salita, e lasciati alle spalle i palazzi dell'aristocratica famiglia Falconi, raggiungiamo piazza del Popolo, lambendo il palazzo e l'arco dell'ex Sottoprefettura, oggi parte dello stabile che ospita gli uffici comunali.

Siamo in Piazza del Popolo, punto nevralgico di Fermo: luogo di incontro e di "struscio" della città. Stupenda, vista all'improvviso, la sua vastità e le dimensioni, appena rimpicciolite dai due loggiati cinquecenteschi, da lasciare un attimo senza respiro l'ignaro visitatore. Nei mesi di luglio ed agosto migliaia di visitatori ogni giovedì , accalcano su questa piazza per rovistare tra i banchi del mercatino dell'antiquariato.

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Da "Le storie di S. Lucia" di Jacobello del Fiore

Ci sediamo sotto il più suggestivo loggiato di San Rocco (1528) a nove arcate, un tempo facente parte di un convento di religiosi. I giovani amano incontrarsi su queste scale, lasciandovi ognuno il suo graffito. Da qui dominiamo la piazza. Nei giorni del grande "Palio dell'Assunta", festa in costume rinascimentale che si tiene ogni anno intorno a ferragosto, da qui squillano le chiarine e rullano i tamburi introducendo le Contrade e i loro focosi cavalli e cavalieri.

Dinnanzi a noi "le logge a mare"; più avanti c'è il Palazzo Arcivescovile, completamente restaurato. Vi ha sede un archivio ricchissimo di documenti sulla storia fermana e dell'intera archidiocesi (una delle più grandi d'Italia). Accanto sorge il Palazzo dei Priori rimaneggiato nel Quattrocento ma già edificato un secolo prima. Vi si accede da una doppia rampa di scale esterne finemente lavorate. Poco sotto il tetto, al centro della facciata, vi domina un benedicente Sisto V (opera realizzata nel 1590 dal Sansovino) colui che da papa, a Roma e nel suo regno, seppe nel contempo costruire, bonificare ed impiccare, e che, ancor prima, da vescovo principe, diede lustro alla città di Fermo.

L'interno del Palazzo è suddiviso in sale, ognuna delle quali va visitata con attenzione: dalla sala dei Ritratti a quella degli Stemmi, da quella dei Costumi a quella Consiliare, sino alla Sala Rossa e alla Pinacoteca. In quest'ultima sono custodite le maggiori opere d'arte della città: la natività del Rubens, le Storie di Santa Lucia di Jacobello del Fiore, alcuni polittici del Bonomo e di Andrea da Bologna, arazzi fiamminghi, statue e ceramiche e il celebre "marguttu", il manichino dei tornei cavallereschi. Collegato al Palazzo dei Priori grazie ad un porticato aereo è l'antica sede dell'università (Palazzo degli Studi), oggi Biblioteca comunale. 1 volumi in essa raccolti sono circa 400mila, quasi 200 i codici, 600 gli incunaboli (testi a stampa del Quattrocento), 15mila le Cinquecentine e diverse migliaia i disegni e le stampe. In uno dei grandi locali dal soffitto a cassettoni è custodito il grande Mappamondo costruito nel 1722 dall'abate fabrianese Maroncelli. All'esterno il Palazzo è ornato da un grande tabernacolo in pietra contenente la Vergine Maria, Assunta in cielo, opera di Paolo da Venezia. Sulle finestre, invece, sono sistemati i busti in pietra dei Pontefici che maggiormente contribuirono allo sviluppo dell'università fermana.

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" La nativita' " del Rubens

 

Al di là dell'arco dell'ex Sottoprefettura, in Largo Temistocle Calzecchi Onesti, nei "magazzini romani" risalenti all'età imperiale è stato ricavato il Museo Archeologico che espone spade, fibule, vasi del periodo Piceno e urne cinerarie etrusche ed egizie. Il nostro giro è ancora molto ricco. Tornati indietro, attraversiamo l'arco del Palazzo degli Studi e ci arrampichiamo per via dell'Anfiteatro sino al Girfalco, in un tripudio incredibile di verde.

Raggiungiamo il Duomo, che domina la spianata, dalla parte dell'abside protesa verso il mare. Il tempio romano-gotico, dedicato all'Assunta, realizzato nel 1227 dal mastro Giorgio da Corno, spicca sul punto più alto della città. La facciata, in mezzo alla quale s'innesta un armonico rosone del 1348 dovuto al Palmieri sotto il quale è incastonata la gotica nicchia che contiene la statua della Madonna, è stata realizzata in pietra d'Istria. A lato s'eleva il tipico campanile dotato di bifore. Il portone di bronzo è del contemporaneo Sergiacomi. Dell'antico tempio rimane l'atrio che annovera il monumento funebre di Visconti d'Oleggio. L'interno è stato abbondantemente rimaneggiato da Cosimo Morelli. Sotto il presbiterio è conservata l'antica cripta. Molte le tracce di una chiesa del V secolo. Nella chiesa è custodita, tra le altre cose, anche la casula di Tommaso Becket di Canterbury. Dalla parte opposta del Duomo, attraversato l'ampio parco sotto il quale di recente sono state rinvenute mura di un'antica costruzione, sorge Villa Vinci. Accanto ad essa la statua di San Savino guarda benedicente piazza del Popolo. In quei pressi sorgeva la Rocca degli Sforza, distrutta dai fermani nel 1446 dopo che la guarnigione di stanza l'aveva abbandonata.

Lungo via Mazzini hanno sede il grande Teatro dell'Aquila da alcuni anni in ristrutturazione, e il Municipio.

Ridiscendiamo, invece, dalla parte del vecchio teatro romano i cui abbondanti resti sono ancora visibili nei sotterranei della sede centrale della Cassa di Risparmio. Costeggiamo il Girfalco a sinistra e raggiungiamo via Lattanzio Firiniano. A metà via notiamo la Chiesa di San Pietro (1 25 1), una delle tracce di presenza farfense a Fermo. Poco più in basso incontriamo la romanica chiesa di San Zenone del 1171 con il suo tozzo campanile. Di fronte spicca il palazzetto Fogliani dalle finestre in stile gotico-veneziano. Avanzando in "piazzetta", ci imbattiamo nella grande chiesa duecentesca romanico-gotica di Sant'Agostino e nel suo oratorio dalle monofore gotiche dedicato a Santa Monica. Più sotto, da un lato ha sede il notissimo Istituto Industriale Montani, dall'altro si scende per porta San Giuliano.

Riprendiamo invece il nostro itinerario per Corso Cavour. Gli fanno lato diversi palazzi gentilizi: Palazzo Sassatelli, settecentesco che accolse Eugenio di Beauhamais nel 18 1 0 e Gerolamo Bonaparte nel 1827, oggi sede di rappresentanza della Cassa di Risparmio e dei corsi delle lauree brevi; Palazzo Paccarone, seicentesco con ricco portale barocco, dove è installata una parte del Conservatorio musicale. Di fronte alla scuola di musica c'è l'antica chiesa dei Filippini, S.Filippo, da dove proviene "l'Adorazione dei pastori" dei Rubens. Attualmente il luogo sacro è chiuso al culto. Terminato corso Cavour ci immettiamo, lambendo l'antica Torre Matteucci del sec. XIII con stemma cinquecentesco della omonima famiglia, in Corso Cefalonia dove incrociamo la chiesa del Carmine e l'attiguo ex Monte di Pietà dal superbo portale del di Giorgio. Di fronte c'è il palazzo Vitali Rosati, progettato dal Sangallo il giovane. Gli è vicinissima la chiesina della Pietà. Ancora più avanti troviamo il cinquecentesco palazzo Azzolino del Sangallo, dal caratteristico chiostro con pozzo centrale e Minestrone che s'apre sul mare. Altri palazzi aviti, Erioni e Bernetti, sono visibili poco più avanti.

Per una viuzza secondaria, via Rosati, scendiamo tra intrichi di vicoli sino a Porta Sant'Antonio, una degli antichi accessi alla città.

Ripresa l'auto, superato il colle Vissiano dove sorge il Seminario nuovo, dirigiamo su Capodarco, vero e proprio balcone sul mare. Interessante il suo minuto centro storico nella cui chiesa, dedicata a S. Maria e risalente al 1358, in una apposita cappella, è custodito un eccellente polittico di Vittore Crivelli.

Manca ancora da visitare a San Marco alle paludi l'incantevole abbazia benedettina, nata come "ospitale" per i crociati lebbrosi qui sbarcati dalle navi della flotta cristiana impegnata contro i mussulmani. Sopra una collinetta che domina la chiesa romanica, scruta il mare, un tempo solcato dalle navi saracene, la solitaria Torre Matteucci. Tornati sulla Nazionale, visitiamo la spiaggia fermana dei Tre Archi, Casabianca e Lido di Fermo.

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