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MONTEGIORGIO, ALT.411 m.

Genus antiquissimi Tigni, la gente dell'antica Tenna sono gli odierni abitanti di Montegiorgio. Paese che come agglomerato urbano si ritiene che esistesse già nella preistoria. E' intorno al 1000, però, che il borgo inizia uno sviluppo considerevole ad opera dei Benedettini. Fu feudo farfense agli inizi, quindi libero comune ghibellino in lotta con Fermo. Nel 1200 da Firenze vi confluì una colonia di artigiani e commercianti ebrei che diede impulso all'economia comunale. Nel 1356 viene riconosciuta "terra" dal cardinale Albornoz con la peculiarità di eleggersi propri amministratori. E' in guerra con Rinaldo da Monteverde del vicino Castello, e con Francesco Sforza che la occupa e la saccheggia.

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Sul finire del 1700 subisce l'invasione delle truppe francesi a cui dovrà pagare la somma di 1200 scudi. E' stata sede di collegio elettorale eleggendo nel 1909 il deputato Romolo Murri, padre della Democrazia Cristiana e del Modernismo.

Da M. Vidon Corrado, curva su curva, ecco M. Giorgio in lontananza, che sale a corona sino al vertice della chiesa di San Francesco.

Prima di raggiungere il paese, sopra un poggio è ubicata la rurale di S. Liberato. La vista da qui è incantevole e la leggenda pure. Ne narriamo a parte.

Dalla collinetta, guardando verso il Tenna, scorgiamo Monteverde (ora frazione di M. Giorgio), sovrastata dal colle di S. Susanna, dove qualche pietra ricorda che Rinaldo il dittatore vi possedeva il suo maniero.

Viale Ugolino ci accoglie. Alle spalle, in salita, accanto al cimitero, ci lasciamo il convento dei francescani. In basso la chiesetta ottagonale di S. Maria dei Lumi. Poco oltre iniziano le mura.

Lasciamo l'auto in via del Sole. Entriamo per porta S. Nicolò dotata ancora del gran portone in legno. La contrada che per prima incontriamo un tempo era il ghetto degli ebrei che vi lavoravano pelli e lana.

Saliamo. I palazzi al lato della strada ci parlano del ruolo importante di questo comune della media valle del Tenna, per ordini monastici e famiglie nobili. A mezza costa spiccano porzioni sbrecciate di mura medievali. Siamo ormai in contrada Palazzo e fra poco raggiungeremo la sommità, immersa tra castagni e pini. Là sopra, sul colle che chiamano alla romana "Pincio" e che in precedenza era detto Cafagnano, sorge la Chiesa gotico-romanica di S. Francesco, eretta con annesso monastero nel 1200 dai benedettini di Farfa. All'interno della chiesa, a cui si accede per un imponente portale di travertino (1 325) opera del maestro Gallo, è conservata la cappella farfense di struttura gotica con affreschi che rimandano alla leggenda della croce e alle storie della Vergine (1 300). Secoli fa era usata per darvi sepoltura alle famiglie nobili montegiorgesi. Il tempio sconsacrato ospita oggi il Museo della Cultura Contadina in cerca di miglior sistemazione.

Alla chiesa si innesta il palazzo municipale con il monumentale scalone e i soffitti affrescati dall'opera del Panfili.

Da un lato i giardinetti, meta di famiglie con prole numerosa e di festa agreste in piena estate. Ridiscendendo, incontriamo la minuscola chiesa di San Giacomo con arco gotico murato. Procedendo oltre, raggiungiamo porta S. Andrea e giriamo su noi stessi sino alla chiesa neoclassica di S. Andrea, arricchita dalla pala d'altare rappresentante la Madonna dell'Umiltà (1373) di Francescuccio Ghissi. Per via delle Noci, scendiamo verso piazza, lambendo il teatro "Domenico Alaleona", dedicato al noto musicista che importò la musica dodecafonica. Accanto al teatro e all'abitazione dell'artista sorge in mezzo ad una ampia porzione di verde detta "pino", l'antico convento delle Clarisse.

Abbiamo raggiunto il Loggiato con il solitario portale trecentesco che un tempo immetteva nell'antica chiesa di S. Salvatore. Alle spalle la chiesuola di S. Agostino con un affresco della Madonna col Bambino ed angeli. Procedendo, incontriamo Palazzo Passeri, e, in fondo, a metà discesa la chiesa di San Giovanni e Benedetto (fine settecento) con un S. Sebastiano olio su tela. Scendiamo per la scalinata e siamo in corso Italia. La chiesa di fronte è quella barocca di S. Michele, anch'essa benedettina. In piazza Matteotti si staglia il grande portale di Palazzo Passeri e, qualche metro più avanti, il rinascimentale Palazzo Emiliani. Scendendo ancora, raggiungiamo la "Cota" con il bellissimo portale della chiesa di S. Maria della Luna; accanto, indicata dalla gente come "portarella", i resti di una delle porte d'accesso al se.

Prendiamo adesso per la "discesa de li ferrà", chiara identificazione della presenza, un tempo, di officine di fabbri. A metà c'è "Frattuccia" con il suo arco medievale e il giardinetto interno. Più in basso quel che rimane dell'ultimo accesso alla città, quello da bora, "Porta di Santa Maria".

Torniamo a prendere l'auto attraversando Viale Ugolino e l'ombrosa passeggiata degli "alberelli".

Un arrivederci a Montegiorgio "cacionà" per la specialità appunto dei calcioni. Meritano un'occhiata anche le frazioni di Alteta, che conserva intatta la struttura medioevale del castello e Cerreto con due chiesuole e un bell'arco vicino al lavatoio.

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