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SERVIGLIANO, ALT. 216 m.

L'ager era il Faleriensis, il vicus era Servilianus dalla romana gens Servilia.

Tracce dell'epoca sono, ad esempio, i resti di un'antica villa romana in località Santa Maria del Piano. Intorno al Mille fu eretto a monte, nei pressi dell'attuale Curetta, il Castello di San Marco. Qui si scontrano gli interessi degli Abati di Farfa, incontrastati signori di Santa Vittoria in Matenano, e del Vescovo di Fermo. Alcuni secoli più tardi, siamo nella seconda metà del 1700, il Borgo antico, minato da forti infiltrazioni di acqua e smottamenti continui, viene abbandonato. Papa Clemente XIV ne permette la ricostruzione più in basso, nella zona denominata la "Fiera del Piano". Il nome è Castel Clementino. Nella seconda metà dell'Ottocento sarà trasformato nell'attuale Servigliano.

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Viaggiando per il crinale, tra vecchie abitazioni di campagna e nuove villette, giungiamo a Servigliano, centro di appena due secoli di vita, nato per l'abbandono dell'antico castello di Curetta minacciato da un ampio smottamento. Ci accoglie porta Navarra, intitolata ai patrizi locali che guidarono gli "Insorgenti" del fermano contro le truppe d'occupazione francese sul finire del 1700. Giriamo intorno alle mura quadrangolari, a guisa degli accampamenti delle legioni romane, disegnate dall'architetto Virginio Bracci nel '700. Posteggiamo dinnanzi all'antichissima chiesa di Santa Maria del Piano (statua policroma dell'Assunta del XV secolo, un Crocefisso del '500, il coro in olmo e gli scaffali della sacrestia in noce, affreschi vari) annessa all'ex convento dei Frati Minori Osservanti (nei pressi sono venuti alla luce resti di una villa romana del periodo repubblicano-imperiale). Entriamo in paese, che sino al 1861 era chiamato castel Clementino, da porta Santa Maria. Il palazzo comunale è di fronte a noi. Tra poco vedremo che nel suo chiostro si sviluppa una stupenda magnolia alta una decina di metri. A sinistra, invece, c'è la chiesa di San Marco. Tutt'intorno fanno corona i palazzi gentilizi. Addossate alle mura, invece, sorgono le case "popolari", due secoli fa abitazione degli artigiani: sotto stalle e officine, sopra dormitori.

Ogni tanto incontriamo una piazzetta, un largo verde con panchine. Il Centro è a misura d'uomo e di Comunità. Una comunità che dimostra di sapersi ritrovare in tante occasioni particolari: dal torneo cavalleresco agostano di Castel Clementino, rievocazione con 500 figuranti in costume storico della concessione da parte dell'abate di S. Vittoria a Servigliano della Piana di S. Gualtiero, all" Infiorata" del Corpus Domini, passando per sagre e momenti culturali.

Uscendo da porta Santo Spirito raggiungiamo il nuovo impianto di attività equestri. Più sopra, invece, nell'appezzamento che durante la prima guerra mondiale ospitò il campo di concentramento, il Comune ha oggi sviluppato le strutture sportive: palestra, campo da tennis, da calcetto, parco giochi.

Numerose, e tutte immerse nel verde, le ville di campagna: da Villa Brancadoro che è possibile scorgere transitando sulla provinciale per Amandola, a Villa Vecchiottì, lungo la strada che sale a Santa Vittoria.

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